LILT Giocare in Corsia

Il viaggio di LILT Giocare in Corsia inizia come accade per tanti viaggi con un incontro, quello con Ivka, una piccola la cui sorte spinse alcune donne a mettersi a disposizione per accudirla nella pediatria dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso.
Era il 1994, Ivka se ne andò, ma chi rimase decise che il viaggio intrapreso era solo all’inizio. Da allora il progetto LILT Giocare in Corsia è cresciuto, tanto che può contare ad oggi su 146 volontari, piacevolmente impegnati nel portare il “gioco” in pediatria.

Ciò che rappresenta il filo comune del progetto non è tanto il concetto di terapia, ma quello di umanizzazione.
Perché un bambino, varcata la soglia dell’ospedale, dovrebbe rinunciare al suo “essere bambino”?
Questa la domanda che ci poniamo da sempre.

Tale questione è posta anche dalla Costituzione della Carta dei Diritti del Bambino in ospedale del 1989 che tra i vari diritti riconosciuti al bambino individua:

  • “Diritto a soffrire il meno possibile;
  • Diritto a vivere “la normalità”;
  • Diritto a sapere”.

Se dunque obiettivo primario di chiunque si relaziona al bambino deve essere quello di valorizzarne ed esaltarne la sua essenza, ciò deve essere ancora più garantito quando il bambino entra in una situazione tanto disarmonica e per lui incomprensibile quale è l’ambiente ospedaliero, che poco si avvicina alla sua “normale” vita infantile.

Il gioco contribuisce ad offrire un’opportunità in tal senso, perché occasione di svago, di divertimento, di costruzione, di ideazione, di relazione, di incontro.

La mediazione dell’adulto nel gioco, poi, porta al bambino/ragazzo la possibilità di rispecchiarsi, sentendo tenuti insieme gli aspetti di malattia e gli aspetti di salute, in una prospettiva di accoglienza e perciò di sostenibilità della sofferenza, del dolore.

Attraverso questa piccola rivoluzione copernicana, secondo cui il bambino in sé considerato è il nuovo epicentro ed il gioco diventa il mezzo per rendere meno estraneo e difficile l’ambiente ospedaliero, i bambini e i ragazzi possono così confrontarsi con esperienze e/o con capacità note a loro stessi, che mettono in risalto aspetti di salute e ne consentono l’espressione nonostante la malattia.

Possono scoprire la relazione d’aiuto nel gioco e/o nel progetto condiviso con i pari.

Possono agire, decidere, ritrovare una dimensione attiva di propositività.
C’è una pensiero del prof. Canevaro (1976), adattato dal dott. Capurso all’esperienza del ricovero, che ben rappresenta il nostro impegno: “Quando un bambino entra in ospedale, è come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi, e li buttano per terra, in modo da saper ritrovare la strada di casa anche di notte, alla luce della luna. Ma ci sono bambini che non riescono a far provvista di sassolini, e lasciano delle briciole di pane secco, come traccia per tornare indietro. E’ una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla: i bambini si perdono nel bosco e non sanno più ritornare a casa.” 
In questi anni i sassolini che abbiamo messo a disposizione dei bimbi e ragazzi e delle loro famiglie sono tanti e rendono il percorso verso casa una strada un po’ meno impervia.

Infatti, il progetto LILT Giocare in Corsia è cresciuto negli anni, ampliando le attività svolte presso il reparto di pediatria dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, avviando dal 2007 un percorso analogo presso il reparto di Pediatria di Conegliano, dando vita a Treviso, nel 2009, al progetto speciale “Isola Serena“.

Dal 2011 il viaggio di LILT Giocare in Corsia ha seguito orizzonti più lontani: sulla spinta sensibilizzante di un gruppo di nostri volontari, è iniziata una collaborazione con gli ospedali tumorali di Kiev in Ucraina e di Novosibirsk in Siberia per portare la proposta GiC direttamente ai bambini, ma soprattutto come formazione per gli adulti che si sono organizzati a loro volta in associazioni di volontariato per dare continuità alla proposta.

LILT Giocare in Corsia è annualmente coinvolta da realtà territoriali che si rivolgono all’infanzia – (manifestazioni sportive attente a sensibilizzare alle buone prassi per crescere nello sport; fiere in cui si offre il gioco; giornate dedicate allo sport praticabile anche in condizioni di disabilità) – che permettono di porci al servizio della comunità e contemporaneamente creare cultura su ciò che può e deve essere messo a disposizione dell’infanzia, ideale che per noi è motore quotidiano della nostra vitalità.